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Autore: Dott. Donato Varani, Partner, Annunziata&Conso
Editore: Mag - Financecommunity
Data di pubblicazione: 11/04/2022
Numero: 180

di Donato Varani, Annunziata & Conso

Con la guerra, il rischio è un arretramento della pianificazione in chiave Esg. Ma per Donato Varani (Annunziata&Conso) sarebbe «una scelta suicida a livello globale»
di francesco bonaduce

 

Sostenibilità, transizione energetica, criteri Esg. Linguaggio e politiche nuove che, con lo scoppio del conflitto nell’Europa dell’Est, rischiano di essere messi in discussione. E se da una parte c’è chi sostiene che occorre ridefinire il sistema di produzione e approvvigionamento
delle fonti energetiche – veda il numero 178 di MAG – è altrettanto vero che il “richiamo” dei combustibili fossili è forte nei momenti di difficoltà. Ma quest’ultimo approccio mal si concilia col contrasto al cambiamento climatico e con la tabella di marcia dell’Unione europea in chiave “green”: ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, rispetto ai valori del 1990.

Viviamo una fase storica in cui non solo la narrazione ma l’essenza stessa delle politiche di “sostenibilità” sono messe a dura prova. E c’è chi prova a fare il punto della situazione.

In una recente pubblicazione a firma di Donato Varani, Daniel Lune!a e Dalila Di Martino, lo studio Annunziata&Conso ha condensato “lo stato dell’arte e le prospettive future” della regolamentazione Esg. MAG ha intervistato uno degli autori, il dottore commercialista Donato Varani, partner di Annunziata&Conso, per capire se quella che nel testo viene definita «la “lunga marcia” della sostenibilità» stia rischiando di subire uno stop innescato del conflitto e dalle sue conseguenze economiche. E per approfondire quale sia il ruolo e la funzione di un consulente legale nell’attuale contesto.

«Innanzitutto, bisogna avere contezza che i principi che gli intermediari sono stati chiamati ad applicare dovranno comunque essere attuati. Alcuni  sono già in vigore da marzo 2021. Altri previsti per il primo gennaio 2022, sono slittati a gennaio 2023. E questo è accaduto prima dello scoppio del conflitto Russia- Ucraina…», spiega Varani. Insomma, non si scappa dalla sostenibilità. E per fortuna! Ma, per il partner di Annunziata&Conso, la situazione adesso è “un po’ più fluida”: «Dal punto di vista della transizione climatica, probabilmente avremo dei ritardi accumulati a causa del conflitto, perché l’uso dei combustibili fossili mette in difficoltà da una parte l’agenda europea e dall’altra complica il lavoro degli intermediari nel convogliare i flussi finanziari verso le aziende che si trovano in difficoltà nel rispettare i criteri di sostenibilità».

Fa!ore determinante è stato il balzo dei costi delle materie prime e quello, collegato, dell’energia: «Sono elementi che incidono pesantemente sui costi di produzione. Quindi – prosegue Varani – gli investimenti che avrebbero dovuto essere convogliati verso progetti di transizione, verranno un po’ compressi e ci saranno delle difficoltà…». Gli scenari che si aprono sono incerti, ma fino a un certo punto: «Non penso che salteranno le scadenze, almeno per quanto riguarda la regolamentazione finanziaria: è un obiettivo fondamentale del piano europeo per la transizione. Probabilmente si adotteranno degli accorgimenti per cercare di farle rispettare, dovendo fare maggiori investimenti. Come? Aiutando di più le imprese, mettendo a disposizione del sistema economico un maggior flusso di risorse, che possa, da una parte, assorbire lo shock dovuto al prezzo delle materie prime e, dall’altra, permettere di fa!o la transizione», sostiene il partner.

Quindi, dalla crisi Varani intravede anche gli spiragli di una nuova spinta: «Da un punto di vista politico, sembra che il conflitto abbia fatto aumentare la coesione dei Paesi europei. Applicandola alla sostenibilità, la manifestazione di questa crisi ha messo ancora più a nudo la necessità di fare investimenti massicci, per abbassare la dipendenza dalle fonti fossili e quindi cercare di diversificare gli approvvigionamenti in un periodo di tempo ancora più breve». Per far sì che ciò avvenga, per il consulente la risposta è una sola: «Servono maggiori risorse. Serve un programma più stringente e la necessità di stanziare più fondi di quelli attualmente previsti. Il 2030 è dietro l’angolo e cercare di abbassare notevolmente la dipendenza dalle fonti fossili e le relative emissioni di gas serra nell’ambiente, significa fare investimenti notevoli, per avere una transizione – ovvero un cambio di paradigma a tutto tondo e con ricadute sul sistema nel suo complesso – senza avere degli shock economici troppo forti».

Altrimenti, l’eventualità è che si mettano davanti altre priorità e che il tema della sostenibilità venga rimandato a tempi più “felici”: «È un rischio, ma sarebbe una scelta suicida a livello globale. Il conflitto rappresenta un ostacolo non indifferente che ha turbato una pianificazione in atto. Bisognerà cambiare tale pianificazione. Ma abbandonare o rinunciare ad alcuni obiettivi potrebbe essere molto pericoloso. Il clima non è una materia che può essere gestita nel breve termine: bisogna calcolarne gli effetti nel medio o lungo periodo. Abbandonare adesso lo sforzo fatto lo potremmo pagare con gli interessi», avverte Varani.

Ed è in tempi come questi che il lavoro di advisor acquista, se possibile, una valenza ancora maggiore nel ruolo di “guida” dei clienti: «Il nostro mestiere è cercare di rendere compliant gli intermediari ai progressi delle norme. Ma la vera sfida di questa fase sarà cercare di convogliare gli investimenti verso quelle imprese che effettivamente hanno progetti di sostenibilità e che potrebbero subire dei rallentamenti. Potrebbe diventare più rarefatto il parterre delle imprese su cui investire, perché alcune di esse potrebbero decidere di accantonare alcuni progetti, per i costi dovuti all’aumento delle fonti energetiche».

Per evitare che ciò accada, sostiene sempre Varani, occorre che la politica faccia la sua parte: «Il livello istituzionale deve far sì che gli imprenditori  si sentano rassicurati dal fatto di poter contare sugli aiuti o investimenti che l’Unione europea può convogliare, anche aumentandoli, in questo settore. Altrimenti gli imprenditori si troverebbero costretti ad avere una visione di breve termine. L’attività imprenditoriale è infatti molto sensibile alle oscillazioni dei costi. E l’oscillazione che stiamo vivendo adesso non è affatto trascurabile per le imprese. È indispensabile – conclude Varani – che il livello politico-decisionale supporti gli imprenditori europei sulla via della trasformazione sostenibile».